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Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas

La Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas è una società polisportiva fiorentina fondata nel 1877 con sede nell’antico refettorio del convento della basilica di Santa Maria Novella.
Dopo un primo periodo dedicato all’insegnamento della ginnastica e scherma, divenne ben presto una polisportiva contribuendo alla diffusione del podismo, lotta, pugilato, tamburello ed altre discipline sportive. La PGF Libertas istituì anche corsi gratuiti per i giovani che non potevano permettersi di avvicinarsi allo sport. Questa attività umanitaria gli valse nel 1877 il riconoscimento in ente morale con regio decreto di S.A.R. Umberto I.
La P.G.F. Libertas è stata insignita della stella d’oro del CONI al merito sportivo nel 1975 e della medaglia d’onore al merito sportivo nel 1982.

Nel luglio del 1872 un nucleo di giovani fondò la «Società Fiorentina di Ginnastica e Scherma». Disciolta questa Società, alcuni soci di essa fondarono, nel giugno 1877, la “Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas”. In quell’anno la società ottenne gratuitamente dal Comune, per uso di Palestra e Sede Sociale, l’ex-Oratorio di San Firenze. Nell’agosto 1881 quel locale fu destinato alla Regia Corte di Assise e la Libertas trasferì la propria sede nell’antico refettorio del Convento di Santa Maria Novella, dove tuttora si trova. Il primo Presidente, vero fondatore e anima per molti anni di questa Società, fu l’avvocato Giulio Conti.
Uno dei primi documenti ufficiali che riporta informazioni sulla Società è lo Statuto del 1885; da questo si apprende che gli obbiettivi primari della Libertas erano di diffondere l’attività fisica e costruire una propria Palestra. Sogno che diverrà finalmente realtà solo nel 1922. Di questi primi 45 anni di attività rimane testimonianza in un libretto realizzato a ricordo dell’inaugurazione del Campo sportivo velodromo Libertas di via Bellini avvenuta il 2 aprile 1922 ed alcuni numeri di un periodico edito dalla stessa Società: il “Ghiozzo Rosso”.
Da questi documenti si apprende che fra i promotori e primi Soci della Libertas, figuravano ben note personalità e nobili fiorentini: l’avvocato Giulio Conti, il Cav. Prof. Enrico Mangani, l’avvocato Carlo Fabbri, il cavaliere ingegnere Alessandro Papini; il celebre scultore commendator Raffaello Romanelli, l’avvocato Alfonso Serbatisti, il commendator Filippo Tempestini, il commendator Carlo Brogi, Silvio Piancastelli, il cavaliere Ettore Puccini, il Conte Piero Venerosi-Pesciolini. Quando la Società fu costituita i Soci erano poche decine; nel 1880 erano 147; dal 1880 al 1915 il numero dei Soci si aggirò sempre intorno ai 200. La Libertas si rese ben presto benemerita della cittadinanza. Infatti, istituì una Sezione Popolare Gratuita per permettere anche ai “giovani non abbienti” di esercitarsi nella ginnastica; aprì un corso di ginnastica ortopedica per i “fanciulli rachitici” ed altro ancora pur di avvicinare i giovani allo sport. Nel 1887 la Libertas divenne “Ente Morale” con Regio Decreto per l’intensa attività propagandistica ed umanitaria, riconoscendo come questa Società “avesse fini di pubblica utilità e incontestabilmente educativi”. Con gesto patriottico, nel gennaio 1916, i Soci della Libertas deliberarono l’investimento del capitale destinato alla realizzazione della Palestra, in obbligazioni del “Prestito Nazionale per la Guerra” e successivamente nel giugno 1917 decisero di donare alla Patria anche il ricco medagliere, costituito da 6 medaglie d’oro e 27 d’argento.
La Libertas ebbe un glorioso passato, specialmente nel campo della scherma e della ginnastica. Il primo concorso ginnastico al quale partecipò fu quello di Arezzo nel 1882, nel quale la sua forte squadra vinse il primo premio (grande medaglia d’oro). Nel 1890 partecipò al Concorso nazionale di scherma di Milano, riportando la medaglia d’oro. Furono insegnanti, per la sezione ginnastica giubbotti moncler, dalla fondazione fino al 1915, Enrico Mangani, al quale subentrò il figlio Ugo; nella sezione scherma insegnava nei primi anni il maestro Lamberto Cianchi e quindi il maestro Pietro Tiraboschi.
Tra il 1890 ed il 1922 partecipò con successo a numerosi concorsi sia in Italia che all’estero distinguendosi oltre che nella ginnastica e scherma, anche nel tamburello, atletica, boxe, palla vibrata, palla al cerchio, canottaggio e con la fortissima sezione calcio.
La PGF Libertas, nota anche come Fiorentina Libertas è stata una società calcistica di firenze, attiva nel 1912, si incorpora all’AC Fiorentina nel 1926, per quanto riguarda la classifica del campionato italiano di calcio dal 1898 al 1929, la squadra è 41º posto su 156.
È solo nel 1912 che fu istituita anche una sezione dedicata al calcio, ad opera dei soci dello Juventus Foot-Ball Club dell’Anconella, a seguito della richiesta degli stessi di unirsi alla più famosa società fiorentina. La Libertas iniziò a giocare sul Prato del Quercione, ottenuto in concessione dal Comune, insieme alle altre squadre cittadine, l’Itala FC (vincitrice del campionato Toscano di Terza Categoria 1908, si incorpora con la Fiorentina nel 1927-1928) il Firenze FBC (vincitore di cinque campionati Toscani dal 1909 al 1913) e la Florence Football Club nata nel 1898, negli anni i giocatori di questa squadra confluirono sia nel CS Firenze che nella Fiorentina Libertas, sta per tanto che il Florence FC era al vertice della genealogia del sodalizio calcistico che formò a Firenze nel 1926 la Fiorentina. I campi di gioco erano separati da una corda sorretta da qualche picchetto piantato per terra. Lo stesso anno vinse il campionato di promozione senza subire una sola sconfitta con 21 goal all’attivo e solo uno al passivo. Scoppia la prima guerra mondiale e quasi tutti i Soci attivi vennero richiamati alle armi: la vita sportiva della Libertas si paralizzò, per poi riprendere con rinnovato vigore appena terminato il conflitto. Ormai ridotta a poco più di 100 Soci, raggiunse e superò in meno di tre anni il numero di 1.000.
È negli anni venti che si alimenta la storica rivalità tra due squadre: la Libertas ed il Club Sportivo Firenze: i giocatori della Libertas venivano chiamati “ghiozzi rossi” a causa della loro maglia di colore scarlatto che indossavano e dei frequenti tuffi per recuperare i pallone nel Fosso Macinante, torrente che costeggiava il campo di calcio, nell’area tra via Paisiello e la Ferrovia, dove la squadra si era temporaneamente trasferita. Ma la crescente grande popolarità della Libertas costrinse la Società a cercare un terreno sul quale costruire un proprio campo di calcio, capace di contenere tutti i suoi sostenitori. Il 2 aprile 1922 si inaugura, alla presenza delle massime autorità dell’epoca, lo Stadio Velodromo “Libertas” in via Bellini, al tempo periferia della città.
Lo stadio progettato dal socio e architetto Baldacci poteva contenere 10.000 persone e aveva tribune in cemento armato (una delle prime applicazioni in impianti sportivi della ditta Flavio Pontello). L’impianto era costituito da un anello esterno in cemento, il velodromo, una pista interna per l’atletica ed il campo di calcio. Nel 1922 la Libertas aveva così tante squadre da partecipare ai campionati di 9 diverse categorie.
Dopo aver vinto il campionato di Promozione Toscano 1912-13 con 21 gol fatti e solo 1 subito, nel 1913-14 la Libertas disputò il suo primo campionato di Prima Categoria arrivando quarta nel girone toscano. Nella stagione successiva il club sfiorò la qualificazione al girone finale Italia Centrale giungendo terza a soli tre punti dal Lucca secondo. Nel 1916 perse contro il Pisa la Coppa Federale Toscana. Vince il Torneo calcistico di guerra del 1916-1917. Dopo un buon campionato nel 1919-20 (3° nel girone toscano) la Libertas disputò un disastroso campionato nel 1920-21 arrivando ultima.
Durante il campionato 1921-22 avvenne la scissione in due federazioni: la FIGC a cui aderirono tutte le piccole società del nord (Compromesso Colombo) e la CCI a cui aderirono le 24 maggiori società del nord e tutte le squadre del centro-sud (tranne le toscane che aderirono alla FIGC). Si giocarono quindi due campionati: la Libertas giocò quello della FIGC arrivando terza nel girone toscano. Con la successiva riunificazione tra le due federazioni, la FIGC decise di restringere il campionato del nord a sole 36 squadre. La Libertas dovette disputare degli spareggi salvezza contro l’Inter perdendo a tavolino 3-0 all’andata e 1-1 al ritorno e retrocedendo così in Seconda Divisione (Serie B). Nella prima edizione della Coppa Italia 1922 perde in semifinale contro il Vado F.C. che vince il trofeo.
Al termine della stagione 1925-1926 venne ammessa alla nuova Prima Divisione (che con la creazione della Divisione Nazionale era diventato il campionato di secondo livello). Alla fine della stagione, dopo un tormentato periodo che coinvolse le dirigenze della Libertas e del CS Firenze, le due sezioni calcistiche, da sempre rivali, vennero fuse dall’autorità di regime e si unirono nell’Associazione Calcio Fiorentina. Lo stadio di via Bellini, liberato del velodromo e della pista di atletica, diventò il primo stadio della neonata Fiorentina. La fusione dei due sodalizi venne in realtà imposta dal regime e guidata dal Marchese Luigi Ridolfi, che ne divenne primo presidente.
La Fiorentina giocò in via Bellini fino al 1931, anno in cui la prima squadra si trasferì allo Stadio Berta (poi Comunale) a Campo di Marte. In via Bellini continuarono ad allenarsi e giocare le giovanili della Fiorentina fino agli anni cinquanta, quando il terreno ormai in completo abbandono e non più estrema periferia della città, venne edificato. Comunque la PGF Libertas continuò la sua attività nelle altre discipline sportive praticate nella Palestra di Santa Maria Novella dove tuttora svolge la propria attività.
Sebbene il Marchese Ridolfi si fosse preso il merito di aver realizzato la fusione e la nascita della nuova società calcistica cittadina, di cui fu presidente per 16 anni, per la Libertas ciò comportò la perdita del suo Stadio, costruito a spese e sacrificio dei Soci, e con esso visibilità e risorse economiche, costretta di fatto a limitare la sua attività nei locali dell’antico refettorio del convento di S.M. Novella di proprietà del Comune giubbotti moncler. Per il Club Sportivo significò invece perdere solo la sua sezione calcistica (dopo aver comunque venduto i calciatori più validi) e di limitare anzi veder rinforzata la sua sezione ciclismo con un velodromo completamente rinnovato.
Nel 1931 la Fiorentina si trasferì allo stadio Berta (poi stadio Comunale) fortemente voluto e realizzato grazie al fondamentale impegno economico del Marchese Ridolfi che vendette gran parte del suo patrimonio pur di realizzarlo. Lo stadio di via Bellini perse progressivamente di importanza. Vi giocavano ancora le seconde squadre e vi si allenavano durante il ventennio i giovani del Circolo Fascista Montemaggi svolgendo attività premilitare. Poi durante la seconda guerra mondiale le tribune in cemento armato vennero adibite a rifugio antiaereo e poi nuovamente come campo di calcio delle giovanili della Fiorentina fino agli anni cinquanta. Infine il glorioso campo sparì inghiottito dall’espansione edilizia della città.
Esisteva anche una sezione cestistica della società che vinse il 5 ottobre 1919 a Lucca il Criterio Nazionale di Basketball organizzato dall’YMCA (Young Men’s Christian Association) di Firenze e dalla locale società Libertas sotto l’Alto Patronato di S.A.R. Vittorio Emanuele III di Savoia: la Libertas precedette con 12 vittorie la Pro Italia e la Sempre Avanti Juventus di Firenze e la Libertas Lucca. Questo fu il primo torneo di basketball organizzato in Italia.
Nello stesso anno la PGF vinse anche la Coppa d’Argento YMCA e proseguì l’attività anche negli anni successivi, almeno fino al 1923, quando a Firenze si svolse il Campionato Toscano di Palla al Cerchio lodevolmente organizzato dalla Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas anche se la classifica finale non arrise alla società organizzatrice. È probabilmente in questo periodo che la Libertas concluse la sua attività nell’ambito della pallacanestro. Peraltro anche l’area che era stata destinata alla palla al cerchio nel progetto del Campo Sportivo di via Bellini del 1922, non venne mai realizzata.
Uno dei più grandi campioni di pugilato iscritti alla Libertas fu Wladimiro Malatesti che vinse molte riunioni pugilistiche spesso organizzate dalla Libertas negli anni venti. Il suo più grande successo fu il titolo di campione toscano conquistato il 10 aprile 1922 nei pesi “Bantanus”. Dopo un carriera di tutto rispetto dovette però abbandonare questa disciplina per problemi di vista e si dedicò alle arti marziali, diventandone un protagonista nel karate e Jūdō.
Il culturismo in Italia sembra trovar origine proprio a Firenze. Nell’immediato dopoguerra nella Palestra di Santa Maria Novella era presente anche una sezione “Pesistica”. Ed è proprio in questi anni che frequentava la Libertas “Ciro”, uno statunitense rimasto di presidio presso il cimitero americano sulla via Cassia. Ciro insegnò al giovane Tullio Ricciardi le tecniche, ancora sconosciute in Italia, del culturismo. Ricciardi farà tesoro degli insegnamenti e fonderà poi la sua Palestra nel 1953 ed il primo periodico sull’argomento “Cultura Fisica” nel 1957. Il modello fotografato per spiegare le diverse figure del body building è Francesco Conti, un ragazzo con un fisico eccezionale, costruito a seguito della riabilitazione effettuata a causa di un brutto incidente stradale, che frequentava la sezione judo della PGF. Si svolse nell’estate del 1958 al Parterre di Firenze anche il primo campionato di Mister Italia organizzato e con la partecipazione del Ricciardi e di Conti. Un ventinovenne Ricciardi vince il titolo di Mister Italia. Ricciardi farà aprire a Conti una palestra dedicata al culturismo a Milano e poi a Genova. Conti in seguito fonderà i suoi centri fitness e wellness che faranno scuola in Italia e si diffonderanno soprattutto in Lombardia.
Negli anni Cinquanta anche la Sezione Ginnastica, che pur aveva continuato con grandi difficoltà, partecipa a Concorsi anche internazionali, sotto la guida del prof. Pennente. Ma è grazie all’arrivo del Maestro Prof. Quinto Vadi (olimpionico a Londra 1948 e Helsinki 1952), che l’attività viene decisamente rilanciata. Il prof. Vadi dal 1953 al 1958 porta i ginnasti della PGF Libertas a diversi concorsi nazionali e internazionali, conquistando importanti riconoscimenti sia in campo maschile che femminile, grazie anche al contributo della prof.ssa Maria Livia Sequi prima e successivamente della prof.ssa Dina Sangiorgi, moglie del Vadi. Vadi dette un importante contributo per la crescita e i successi agonistici della sezione di ginnastica attrezzistica, cambiando completamente la metodica di lavoro e di preparazione ai concorsi dei giovani ginnasti della Libertas. Il M° Vadi e la prof.ssa Sangiorgi portarono le due squadre, maschile e femminile, al Concorso Internazionale di Napoli nel 1957. Della squadra maschile facevano parte: Pasquale Iannetti, Francesco Zetti, Antonello Ginanneschi, Maurizio Mattei, Gherardo Ginanneschi, Carlo Parrochi, Maurizio Fagioli, Sergio Cappelletti e Orazio Riccobono. Mentre della squadra femminile facevano parte: Luciana Martelli, Silvia Fossi, Carla Grazzini, Gloria Pratesi, Vanna Surci, Rossana Lodoli, Cristina Landi, Giovanna Cecchi. Ma, forse l’ultima medaglia tricolore nella ginnastica individuale, venne da Franca Sitzia che riuscì a conquistare il bronzo ai Campionati Italiani Giovanili del 1957. Alla fine del 1958 avendo assunto nuovi importanti impegni professionali con le federazioni di ginnastica, pallavolo e pallacanestro, il M° Quinto Vadi e la moglie lasciano la Libertas. I ginnasti vennero quindi seguiti dal prof. Angelo Rebizzani che si dedicò ai corsi di attrezzistica maschile e artistica femminile. Tra le allieve spiccano i nomi di Grazia Catani e Paola Sacchi, più volte presenti alle finali dei Campionati Italiani in quegli anni. Con l’alluvione del 1966 e la perdita di gran parte delle attrezzature, i corsi vennero sospesi e Rebizzani trasferì l’attività alla Sempre Avanti Juventus, l’altra società dove già insegnava. Dopo il restauro della Palestra, a seguito della devastante alluvione, la Libertas riprese i corsi di judo.
Per effetto dell’istituzione delle Società Centrali, nella Palestra di S. Maria Novella rimase attiva solo la sezione della ginnastica che anche con il nome di OND Libertas (Opera Nazionale Dopolavoro), partecipa a numerosi Concorsi ed esibizioni. È da ricordare nel 1929 la presenza dei ginnasti Libertas in Francia a Orleans in occasione della “51a Féte Nationale Federale”. Negli anni 30 si distinguono Silvano Papucci, Renato Pestellini, Ettore Toto, Leopoldo Capitelli, Pera, Cavini, Rolando Fantechi e Lapo Mazzei. Ma la Libertas non si limiterà alla sola ginnastica ed è infatti del luglio 1938 la vittoria ai Campionati Italiani di Lotta Greco Romana di Angiolo Cherubini, allenato dal Maestro Umberto Borgioli, premiata dal Consiglio della Società con un assegno di 50 lire, offerto all’atleta “non tanto per il valore del premio, purtroppo modesto, ma come segno di apprezzamento per aver onorato la Libertas”. Dietro a Cherubini c’è in realtà una forte sezione di lottatori, tra i quali Alessandro Liberali, Mario Bartolozzi, Giannoni, Vannucchi, Conti e Cecchi e che si fa apprezzare a livello regionale e non solo.
La cronaca riporta che l’attività alla Libertas non si fermò neppure durante la seconda guerra mondiale, seppur ridimensionata. Al termine del conflitto, nel 1946, la Libertas dovette però trasferirsi presso la palestra Barbicinti in via Fra Bartolommeo, dove il Maestro Borgioli continuò a seguire con entusiasmo ginnasti, pesisti e lottatori. Infatti l’antico refettorio di S.M. Novella era stato infatti requisito dal Comune (così come lo Stadio di Campo di Marte), per essere utilizzato come magazzino dell’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) ossia all’Ente delle Nazioni Unite per il Soccorso e la Ricostruzione, organizzazione sorta nel 1943, per portare aiuti ai Paesi in maggiore difficoltà.
Ed è in questa sede provvisoria che, sotto la guida del maestro Umberto Borgioli, il “mago della lotta”, un giovanissimo Bino Bini Smaghi mette subito in evidenza le sue straordinarie capacità fisiche e nel 1946 vince il suo primo Campionato Italiano di Lotta Greco Romana III serie nella categoria Massimi. Uno sport ancora molto sentito dalla popolazione. Il lottatore è ancora un eroe nell’immaginario collettivo degli italiani nell’immediato dopoguerra.
E partecipare alle competizioni in questo periodo non è certo alla portata di tutti. Le cronache sportive riportano che gli atleti napoletani Ray Ban occhiali da sole, rimasti con i denari contati, chiedevano agli organizzatori l’autorizzazione a dormire sulla materassina a gara ultimata, in modo da poter impiegare i pochi spiccioli ancora a loro disposizione per una pagnottella e un bicchiere di latte. È l’Italia del 1946.
Alla Libertas in via Barbicinti in questo periodo si allenano una quarantina di atleti. Tra i quali anche il “massimo” Giovanni Bianchini e Maurizio Piattelli che avevano iniziato la lotta nel 1948 e nello stesso anno vincono il titolo di Campione Italiano Lotta Libera III serie. Borgioli non si limitò ad insegnare la lotta. Durante un viaggio di lavoro in Francia apprese alcune tecniche di ju-jitsu e già nel 1948 iniziò ad insegnarle, sotto il nome di “lotta giapponese”, agli allievi della Libertas, tra i quali Silvano Grandi. Nel 1949 la Libertas rientrò finalmente nella sua storica sede di S.M. Novella, ma il Maestro Borgioli rimase alla Barbicinti con i suoi lottatori fino alla metà degli anni ‘50. Il suo allievo, Silvano Grandi, attivò invece una sezione di lotta giapponese ed all’ombra della chiesa la diffuse ad un crescente numero di giovani entusiasti. Ma è grazie al Maestro Bruno Calducci -maresciallo dell’Esercito trasferitosi a Firenze all’Istituto Geografico Militare- che questa lotta giapponese diventa JUDO. Il M° Calducci, un pioniere dell’antica arte marziale, proveniva dalla Scuola Militare di Educazione Fisica di Orvieto ed ottenne un grande successo. Il judo fu motivo di grande interesse tra i giovani fiorentini e le vittorie non si fecero attendere: Fosco Francalanci e Silvano Grandi conquistano il titolo italiano nel 1955-1956. Nel 1959 la sezione judo, con oltre 100 allievi, diplomò le prime 3 cinture nere della Toscana: Francalanci, Grandi e Romano Cappelli.
Tra la fine degli cinquanta ed il 1966 avevano iniziato i corsi di judo oltre a Grandi, Francalanci e Cappelli, anche Marcello Murabito, Luciano Bertaccini, Bruno Nibbi, Pierluigi Sieni, Piero Valloni, Danilo Vaccini, Vero Busio, Agostino Macaluso, Ivo Fischi, Mario Natali, Rosario Pintaudi, Paolo Falsettini, Alvaro Montigiani,Walther Pauselli, Vinicio Tagliavia, Massimo e Mauro Brinati e altri ancora che poi continuarono, all’interno della Società o in altre a diffondere la pratica del judo ed a trasmetterne i suoi valori. Dagli anni ’70 in poi iniziano anche i corsi femminili e la squadra agonistica composta da Maria Luisa Serci, Paola Sacchi, Stefania Buonamici e Sandra Piccini, è Campione d’Italia nel 1972. Gli ultimi 30 anni di attività nel judo della società sono un susseguirsi di prestigiosi risultati agonistici. Ricordiamo tra tutti Alessandro Geri, che vanta un record imbattuto dal 1987, quando con la squadra dei Carabinieri vinse 3 medaglie d’oro nello stesso campionato del mondo; la bravissima Antonella Pardi per anni indiscussa protagonista e la squadra della PGF che nel 2006 è stata la prima società civile ai Campionati Italiani con Filippo Del Pianta, Matteo Lombardo, Lorenzo Pussotti, Francesco Del Pianta, Libero Ciccolo, Fabio Chierici, Sergio Carta e Lorenzo Romano. Infine i Campioni d’Italia 2007 Filippo Del Pianta e Lorenzo Romano, quest’ultimo già vice Campione Europeo nel 2005 e Dario Boni campione italiano 2008.
Dal 2006 è stata attivata anche una sezione di Sumo sportivo seguita dai primi tre tecnici della regione Toscana di questa disciplina: Alessandro Geri, Paolo Crescioli e Lorenzo Pussotti.
Fosco Francalanci, Silvano Grandi, Paolo Falsettini, Alessandro Mariani, Danilo Vaccini, Paolo Landini, Elena Chiari, Marco Andrei, Alessandro Geri, Vieri Dolara, Luciano Innocenti, Sergio Carta, Lorenzo Romano, Filippo Del Pianta e Dario Boni.
Luciano Bertaccini, Stefano Panteri, Stefano Pepponi,Walter Cicali, Antonella Pardi, Alessandro Geri, Paolo Crescioli, Elena Chiari, Francesco Usai, Sergio Carta, Silvia Menichetti, Lorenzo Romano, Filippo Del Pianta.
La Libertas vide nel Velodromo, inaugurato ufficialmente il 16 luglio 1922, la possibilità di realizzare un’importante fonte economica in un periodo di grande popolarità per il ciclismo. I campioni accettavano volentieri le riunioni in pista, anche per la possibilità di ricevere lauti ingaggi offerti dagli organizzatori. Questo il commento della stampa locale nel gennaio 1921: “La costruzione della pista ciclistica, fortemente voluta dalla Libertas colmerà una lacuna nello Sport fiorentino che nei bei tempi passati, poteva vantarsi di essere stato l’iniziatore delle riunioni ciclistiche”. Anche la Gazzetta dello Sport, organizzatrice del Giro d’Italia, fece richiesta che l’arrivo della tappa Roma-Firenze del 1922 avvenisse nella pista del nuovo velodromo ma i lavori non terminarono in tempo.
Alla riunione inaugurale parteciparono anche Gaetano Belloni ed Ezio Corlaita, tra i migliori d’Italia. Tra le diverse specialità Belloni vinse il “Giro d’Italia in pista”, su 100 giri pari a 34 km, davanti a Pietro Linari. Il Giro d’Italia venne però accolto negli anni successivi 1923 e 1924. L’arrivo di tappa del 1923 Genova-Firenze rimane nella storia del ciclismo fiorentino per la vittoria del campionissimo Costante Girardengo su Pietro Linari, al termine di un contestatissimo ultimo giro. Il Velodromo Libertas ebbe comunque vita breve. Infatti già nel 1922 iniziarono i lavori che portarono alla ristrutturazione pressoché totale del vecchio impianto cittadino del Club Sportivo alle Cascine, adeguandolo alle rinnovate esigenze di spettatori e ciclisti. E quindi se con il 1926 venne demolita la pista ciclistica della Libertas, nel frattempo quella del Club Sportivo era stata completamente rinnovata e pertanto l’attività su pista negli anni venti non venne mai interrotta.
Il velodromo di via Bellini è famoso anche per una sfida rimasta nella storia tra Girardengo e Alfonsina Strada. Negli anni ’20 l’attività femminile in bicicletta, in Firenze e provincia, dopo un passato di relativamente maggior attività era in quel periodo praticamente inesistente. L’unica donna a far parlare di sé era Alfonsina Strada. La notissima “pasionaria” del ciclismo italiano partecipò anche ad alcune riunioni presso il Velodromo Libertas in esibizioni da sola o contro colleghi uomini e mai in gare “ufficiali”. Rimane quindi nella storia del ciclismo di via Bellini la riunione svoltasi nel giugno 1924 dopo la conclusione del Giro d’Italia, alla quale partecipò Girardengo e alcuni dei migliori stradisti di quel Giro, insieme a Alfonsina Strada. Il pubblico incitò ed applaudi moltissimo la Strada fino a che il “Campionissimo”, dimenticata la cavalleria, non si risentì e la mise dietro la sua ruota fino a prendersi oltre un giro di vantaggio. Altra attività interessante che veniva praticata in quel periodo erano le gare organizzate dalla Libertas di “Cross Country ciclo podistico”.

Manetto Donati

Ser Manetto Donati (Firenze, … – Firenze, …) esponente dei Donati, una delle più importanti famiglie guelfe fiorentine. Viene ricordato soprattutto per essere stato il suocero di Dante Alighieri.

Di Manetto Donati, figlio di Donato di Ubertino e di una figlia di Bellincione Berti (ricordato poi nel Paradiso di Dante), si hanno le prime notizie a partire da un atto di procura del 1278, anche se si sa della sua esistenza già a partire dal 1277, anno in cui Alighiero di Bellincione, padre del ben più celebre Dante, stipulò il matrimonio tra suo figlio e la figlia dodicenne di Manetto, Gemma. Sposato con una tale Maria Ray Ban occhiali da sole, morta nel 1315 e da cui ebbe 4 figli maschi (Teruccio, Niccolò, Neri e Forese) e almeno una figlia femmina, cioè Gemma. Importante uomo politico, negli anni ’80 e ’90 del XIII secolo Manetto ebbe vari incarichi da parte della Signoria. Nel 1280, fu tra i promotori della pace tra guelfi e ghibellini fiorentini, mentre nel 1290 fu nominato vicario della Lega di Valdisieve. Nominato nel 1303 podestà di Colle Val d’Elsa giubbotti moncler, si prodigò nell’aiutare il genero Dante con vari sussidi in denaro sia quando era ancora a Firenze (si ricorda un prestito del 1297), sia durante la prima fase dell’esilio giubbotti moncler. Di Manetto ignoriamo sia la data di nascita Ray Ban occhiali da sole, che quella della morte.

Campionato del mondo rally 1987

Il campionato del mondo rally 1987 è stata la 15ª edizione del campionato del mondo rally organizzato dalla Federazione Internazionale dell’Automobile giubbotti moncler. Iniziata come al solito con il Rally di Monte Carlo e terminata con il Rally RAC, la stagione ha visto vincitore Juha Kankkunen alla guida di una Lancia Delta. La classifica costruttori è stata capeggiata dalla casa automobilistica italiana Lancia. L’unica differenza in calendario è lo spostamento dell’Olympus Rally da dicembre a giugno.

Il 1987 rappresenta l’inizio di una nuova epoca per il WRC, dal momento che in questa stagione non sono più presenti le famose Gruppo B, sostituite dalle meno performanti Gruppo A. Il Gruppo A sarebbe rimasta la categoria di riferimento per dieci anni, sino all’avvento delle World Rally Car nel 1997. La FIA cambia anche le regole del punteggio per i costruttori, anche se mantiene la politica di avere due manifestazioni che non contano ai fini del campionato costruttori. La Nuova Zelanda e la Costa d’Avorio sono i rally nel 1987 che contano esclusivamente per il titolo piloti. La Lancia adotta la Lancia Delta HF 4WD, affidata ai finlandesi Juha Kankkunen e Markku Alén e all’italiano Miki Biasion.
Grazie a questo trio la Lancia vince nove rally su tredici, dominando la classifica costruttori. Audi Sport conferma Hannu Mikkola e Walter Röhrl Ray Ban occhiali da sole, anche se non riesce a replicare il successo delle stagioni passate del gruppo B Ray Ban Occhiali, chiudendo così nei bassifondi della classifica piloti. Audi invece guadagna qualche punto dai team privati che usano la Quattro. Il Clarion Team Europe con Per Eklund contribuisce con 26 punti mentre Mig Linz e Georg Fischer aggiungono altri otto punti, permettendo alla Audi di finire seconda assoluta nella classifica costruttori.
La squadra Philips Renault Elf delude le aspettative con la Renault 11 Turbo. I piloti Jean Ragnotti e Francois Chatriot non riescono ad inserirsi nelle posizioni di vertice, tranne un secondo posto in Portogallo con Ragnotti Ray Ban occhiali da sole. La Volkswagen prosegue il trend positivo della passata stagione grazie ad un costante Kenneth Eriksson, il vincitore del mondiale riservato alle vetture gruppo A nel 1986. Eriksson riesce addirittura a chiudere quarto nella classifica piloti, ma senza un affidabile secondo pilota Volkswagen è superata da Lancia, Audi e Renault nella classifica costruttori
Ritorna in pianta stabile la Ford Ray Ban occhiali da sole, che si affida agli esperti Ari Vatanen e Stig Blomqvist, deludendo però con una poco competitiva Sierra XR 4×4. La macchina è sostituita solo nel finale di stagione dalla Sierra RS Cosworth, che riesce a contrastare le Lancia negli ultimi tre appuntamenti.

Dendrobium lindleyi

vedi testo
Dendrobium lindleyi Steud., 1840 è una pianta della famiglia delle Orchidaceae originaria dell’Asia sudorientale.

È una orchidea epifita di piccola taglia, con steli di forma angolare, a grappolo, addensati verso l’alto, con una base sottile, quasi fusolare. Le foglie sono oblunghe coriacee ad apice ottuso. Fiorisce in inverno-primavera, con racemi ascellari, spesso ricadenti e recenti da 5 a 15 fiori grandi da 2 a 5 centrimetri. Ray Ban Occhiali.
È originaria della provincia di Assam in India e delle province cinesi di Guangdong, Guangxi, Guizhou e Hainan Ray Ban occhiali da sole, nonché di Laos giubbotti moncler, Cambogia, e Vietnam; cresce dall’altitudine di 650 metri fino a 1300..
Dendrobium aggregatum Roxb Ray Ban Occhiali. Ray Ban occhiali da sole, 1832 Callista aggregata Kuntze, 1891 Epidendrum aggregatum Roxb. ex Steud., 1840 Dendrobium alboviride var. majus Rolfe, 1932 Dendrobium lindleyi var. majus (Rolfe) S.Y.Hu, 1973
Questa specie e la sottospecie var. jenkinsii hanno bisogno di un riposo invernale fresco e asciutto per garantire una ricca rifioritura primaverile.
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Giulia non esce la sera

Giulia non esce la sera è un film del 2009 diretto da Giuseppe Piccioni. È uscito nelle sale il 27 febbraio 2009, distribuito in Italia dalla 01 Distribution.
Gli interpreti principali sono Valerio Mastandrea e Valeria Golino, ai quali si aggiungono altri attori importanti come Sonia Bergamasco e Paolo Sassanelli. La colonna sonora è stata composta dal gruppo musicale indie-rock Baustelle.

Guido è uno scrittore emergente che con il suo ultimo libro ha avuto un discreto successo di vendite, ma che non riesce a trovare in se stesso nulla che lo identifichi col suo lavoro. Non ha molta fantasia, non legge mai niente ed è soprattutto privo di quelle idee che dovrebbero dare vita ad un romanzo degno di questo nome. Nel tentativo di scrivere un nuovo libro si barcamena tra storielle di scarso valore letterario che più volte ha la tentazione di cestinare. Guido è sposato con Benedetta ed ha una figlia, Costanza, che impara a nuotare frequentando un corso di nuoto, mentre lui la osserva dagli spalti. L’insegnante di Costanza è Giulia, una giovane donna dai modi sbrigativi e ruvidi, ma allo stesso tempo molto bella. Costanza confida al padre di voler smettere di andare in piscina perché non ama quello sport giubbotti moncler. Il padre acconsente a che lasci il nuoto ma, visto che le lezioni sono pagate fino a fine anno a che lui non sa nuotare, decide di frequentare lui stesso il corso. Conosce quindi Giulia che a poco a poco gli insegna a stare a galla e poi a muovere le prime bracciate.
Guido comincia a nutrire un certo sentimento verso Giulia e la invita ad uscire con lui una sera. Ma Giulia «non esce la sera», come lei stessa asserisce. Giulia gli racconta di essere una carcerata in regime di semilibertà che su permesso del Giudice può scontare gli ultimi sette anni della sua condanna fuori dal carcere lavorando di giorno per la comunità e facendo rientro in carcere la sera. Giulia è stata condannata per omicidio.
Guido scopre così il passato della ragazza: Giulia si era sposata molti anni prima e dal matrimonio era nata una figlia Ray Ban occhiali da sole. In seguito però si era innamorata di un altro uomo e per lui aveva lasciato tutto: casa, famiglia, lavoro. La storia però non durò a lungo e quando Giulia capì che l’uomo l’avrebbe lasciata, lo uccise.
Guido è innamorato di Giulia e durante il giorno esce con lei, portandola anche al mare, e riaccompagnandola tutte le sere al penitenziario. Si impegna anche per cercare la vecchia famiglia di Giulia e, una volta trovata, si mette in contatto con la figlia scrivendole una lettera nella quale si spaccia per Giulia. Riesce così a combinare un incontro fra le due e Giulia saprà della lettera di Guido solo mentre lui la conduce all’appuntamento con la figlia. All’incontro si presenta anche il marito di Giulia, il quale sembra nutrire ancora del sentimento per lei e speranze per un loro riavvicinamento, poi arriva la figlia. Dopo l’iniziale imbarazzo che le parole di Giulia cercano di smussare la figlia le dice di odiarla, di non perdonarla per averla abbandonata, dei disagi provati da bambina per essere una figlia abbandonata dalla madre scappata con un altro uomo e poi per essere diventata figlia di un’assassina. Chiede di essere lasciata in pace e di non essere ricontattata.
Giulia sconvolta non rientra in carcere e passa la notte fuori. Il giorno dopo va a casa di Guido per passare un po’ di tempo con lui; poi lascia Guido e ritorna da sola in carcere. Nonostante il giudice sia clemente permettendo a Giulia di riprendere il servizio fuori dal carcere Ray Ban occhiali da sole, lei rinuncia, si fa mettere in una cella da sola e rifiuta le visite di Guido. Sentendo la propria vita come irrecuperabile, si suicida soffocandosi con una busta di plastica.
I suoi effetti personali, non essendo richiesti da nessuno, vengono consegnati a Guido che trova così il diario che Giulia aveva cominciato a scrivere pochi giorni dopo averlo conosciuto. Nel diario vi sono pensieri sulla sua attività quotidiana in piscina e sulla loro storia d’amore, ma anche l’angoscia di una madre che vede il rapporto con la figlia irrecuperabile e la disperazione che questo provoca in lei.
La pellicola ha incassato complessivamente 875.000 euro.

Affreschi di San Vincenzo al Volturno

Gli affreschi di San Vincenzo al Volturno sono un ciclo di affreschi dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno, a Castel San Vincenzo (Isernia).

Esempio del movimento pittorico longobardo beneventano, sono opera di artisti anonimi legati alla Scuola di miniatura beneventana Ray Ban occhiali da sole, realizzati nel secondo quarto del IX secolo.
La scena è divisa in due episodi. Nel primo San Lorenzo, è immobilizzato su una piattaforma con fornaci, e nella seconda Santo Stefano è bloccato su un muro mentre la folla lo raggiunge con delle pietre in mano. Lorenzo è disteso a pancia in terra mentre le guardie lo tormentano con dei forconi. Santo Stefano invece è diversamente interpretato perché il dipinto è mutilo. Egli è il protagonista della scena, posto al centro, mentre agita le braccia e sorride, segno che è felice di morire per Gesù. Da destra e sinistra i nemici Lanciano pietre che sono di vari colori.
La cripta è la parte più decorata: sono mostrate scene della conversione del santo con il battesimo; la Crocifissione all’altare maggiore; Cristo assiso al trono con il Vangelo; il miracolo dell’arcangelo Raffaele; sempre Raffaele che si libra in cielo inquadrato in.un cerchio rosso porpora; un ritratto di Maria come Regina del Cielo che possiede il Vangelo; degli Angeli in.preghiera, che servono da elemento di cornice. Questi sono rappresentati da ali di varie colorature: dal rosso al giallo e dal verde al blu.
Altri affreschi mostrano un vecchio assiso che benedice (forse Pietro apostolo), due sante delle illustri famiglie romane, e scene più importanti della Vita di Gesù, tratte dai Vangeli. Tra queste spicca la Natività che mostra la Madonna con il Bambino attorniata da due pastori nell’atto di coprire e offrire doni a Gesù. Sono inoltre presenti scene di vita del vescovo Epifanio.

Videogioco rompicapo

Un videogioco rompicapo (puzzle game in lingua inglese) è il termine utilizzato per identificare quella particolare categoria di videogiochi dedicata alla soluzioni di enigmi sotto forma di puzzle logici, strategici o in cui, ad esempio, si deve completare una sequenza (numeri, parole, forme geometriche), ecc.
Prima dei videogiochi i puzzle game erano grafici (sulle pubblicazioni cartacee ad esempio, come i quotidiani) o meccanici come il Cubo di Rubik Ray Ban occhiali da sole. Questo genere videoludico è piuttosto complicato da descrivere: solitamente viene richiesto al giocatore di spostare e incastrare forme geometriche tra loro per raggiungere un certo fine. In questo caso i colori e la struttura delle forme giocano un ruolo importante. Una caratteristica in controtendenza rispetto a tutti gli altri videogiochi è che i rompicapo elettronici per avere successo devono essere semplici e immediati, e una vera e propria trama, in questo genere, non è necessaria. È stato riscontrato dalla maggior parte dei videogiocatori che questo genere tende a creare una specie di dipendenza in chi ne apprezza struttura e modalità di gioco.
La vetta più alta raggiunta da questa categoria è considerata dalla maggior parte la pubblicazione del famoso Tetris che ha avuto diversi seguiti e adattamenti, ma che nel tempo non ha mai cambiato la propria struttura.