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Carlo Parisi (allenatore)

Carlo Parisi (Catanzaro sports water bottle sets, 8 marzo 1960) è un allenatore di pallavolo italiano fulham football shirt.

Allena la Pallavolo Scandicci.

Inizia la carriera come assistente allenatore nell’Unrra Casas Messina nei campionati di Serie A2 dal 1991 al 1993; nella stagione successiva viene promosso primo allenatore restando al timone della formazione siciliana per quasi sei anni, con una promozione nel massimo campionato al termine della stagione 1995-1996 e una immediata retrocessione nell’annata successiva, fino all’esonero nel 1999. Viene immediatamente ingaggiato dalla Roma Pallavolo con cui termina il campionato e che guida, sempre nel campionato cadetto, fino al 2001-2002.

Passa quindi al Pallavolo Chieri con cui vince il campionato di Serie A2 2002-2003 guadagnando la promozione in A1 meat mallet substitute, ma da cui viene esonerato nei primi mesi del 2004.

Nel 2004-2005 diventa allenatore della Futura Volley Busto Arsizio che guida alla promozione in Serie A1 al termine della stagione 2006-2007; negli anni successivi arrivano le vittorie nella Coppa CEV 2009-2010, il triplete del 2011-2012, quando la formazione bustocca si aggiudica la Coppa Italia, la seconda Coppa CEV e il campionato; nella stagione successiva arriva anche la vittoria della Supercoppa italiana. Al termine del campionato 2014-2015, che vede la Futura Volley Busto Arsizio raggiungere la piazza d’onore in Champions League, le strade fra la squadra lombarda e il tecnico si separano.

Nell’estate del 2011 guida la nazionale italiana universitaria alla XXVI Universiade stainless steel meat pounder; dal 2012 al 2015 è allenatore della nazionale ceca, con cui vince la medaglia d’oro all’European League 2012.

Nel corso della stagione 2015-2016 viene ingaggiato dalla formazione azera del Lokomotiv Bakı Voleybol Klubu. Nell’annata 2016-17 diventa allenatore dell’Entente Sportive Le Cannet-Rocheville Volley-Ball, mentre nella stagione successiva rientra in Italia grazie all’ingaggio da parte della Pallavolo Scandicci.

Kabīr

Kabīr, (devanāgarī: कबीर), anche Kabir (Vārāṇasī, 1440 circa – Maghar, 1518 circa), è stato un mistico e poeta indiano.

Kabīr è uno dei mistici medievali più celebri dell’India già per il fatto di essere egualmente venerato sia dagli hindū che dai musulmani.

Le notizie sulla sua vita sono jersey football, tuttavia, avvolte nella leggenda. Vissuto certamente nel XV secolo nei pressi di Vārāṇasī (Benares), sappiamo che apparteneva alla casta degli julāhā, ovvero a quella casta, umile, dei tessitori.

Gli julāhā si erano solo di recente convertiti all’Islām, ma non sappiamo se Kabīr si fosse davvero circonciso.

Nelle biografie hindū, quali la Kabir Kasauti pubblicata nel 1885 dal Kabīr Panth, nel tentativo di “hinduizzare” il santo di Vārāṇasī raccolgono quella tradizione che vuole Kabīr un trovatello abbandonato alle acque del Gange raccolto e allevato dal pio musulmano Niruddin, julāhā di Vārāṇasī. Altre tradizioni, sempre hindū, vogliono Kabīr nato miracolosamente da una vergine di casta brahmana prima di essere da questa donna abbandonato alle acque del Gange.

L’effettivo credo religioso di Kabīr resta comunque un mistero, in alcune parti delle sue opere afferma di essere hindū, in altre un musulmano e in altre ancora né l’uno né l’altro.

La sua famiglia era quasi certamente musulmana ma aperta anche all’influenza dei Nātha, quella tradizione yogica diffusa per tutta l’India settentrionale. Sempre secondo la biografia leggendaria, Kabīr preferì presto la compagnia dei sādhu al lavoro del telaio finendo per essere criticato dai suoi stessi genitori. Con la morte di questi, Kabīr si decide infine a distruggere il telaio, a segnarsi sul corpo il nome di Rāma e a farsi asceta itinerante.

La tradizione gli assegna due mogli, Loi e Dhanyā, da cui si separò, e due figli, il maschio Kamāl e la femmina Kamli.

La leggenda sul santo di Vārāṇasī comprende la sua persecuzione per mano del governatore musulmano, Sikander Lodi, nonché la sua iniziazione (dikṣā; presumibilmente nella fede di Rāma) da parte di un guru hindū di cui si sa ben poco oltre che il nome di Rāmānanda.

Dopo il suo perenne peregrinare, sempre con zelo missionario, e giunto a una probabile età centenaria, narra la leggenda che scelse di morire a Maghar, piccolo e povero villaggio nei pressi di Gorakhpur (Uttar Pradesh nordorientale). Secondo le credenze locali chi moriva a Vārāṇasī guadagnava una certa rinascita favorevole nei paradisi divini; viceversa, morire a Maghar, significava un altrettanto certa rinascita nella forma di un asino. E lì scelse di spirare Kabīr, rifiutando la facile rinascita nel mondo divino.

Nel mentre il santo stava per morire, due fazioni opposte di hindū e di musulmani convergevano armate verso Maghar per rivendicarne le spoglie: i primi per cremarle, i secondi per tumularle.

Così Kabīr decise di ritirarsi in una tenda da dove scomparve. Gli hindū e i musulmani lì convenuti trovarono solo un mazzo di fiori che fu egualmente diviso tra le fazioni: i musulmani tumularono la loro parte e sui resti eressero un monumento islamico, analoga cosa fecero gli hindū che invece li bruciarono e dispersero nel fiume Gange, costruendo sopra il luogo della cremazione un samādhi, una tomba commemorativa della loro religione.

L’opera in cui vengono raccolti i testi attribuiti a Kabīr prende il nome plurale delle Kabīrvāṇī (“Parole di Kabīr”) clothing pill shaver. Non esiste una versione concordata di questo testo, tra l’altro il poeta era probabilmente analfabeta e non scrisse nulla di suo pugno. La lingua da lui utilizzata era probabilmente un forma di hindī molto antica, quindi quella lingua franca adottata dagli asceti erranti. Ciononostante i suoi discorsi, i suoi insegnamenti e i suoi canti si diffusero su larga parte del Bihar giungendo nel Panjab e nel Rajasthan, acquisendo la forma di distici popolari detti dohā, o di ritornelli detti pada. La popolarità delle Kabīrvāṇī fece sì che queste furono interpolate ancor prima di venire messe per iscritto.

Il testimone scritto più antico delle Kabīrvāṇī è raccolto nel Gurū Granth dei Sikh, compilato nel 1604 da Gurū Arjun. Questo testimone è significativo anche per il fatto che assegna a Kabīr la qualifica di bhagat, anzi il più eminente tra i bhagat venuti ad essere prima di Guru Nānak.

Oggi gli hindū e i musulmani sono concordi nel leggere la figura di Kabīr come quella di colui che volle promuovere una maggiore coesione tra i due gruppi religiosi, ma una lettura attenta della sua opera disegna una dottrina diversa avendo questa espressamente rifiutato ambedue le religioni, criticando aspramente i loro rappresentati metal water bottles.

Kabīr rifiutava qualsivoglia religione “rivelata”, negando decisamente autorità religiosa sia al Corano che ai Veda. Non solo:

Laxman Prasad Mishra ha operato la prima traduzione integrale in lingua occidentale delle opere di Kabīr, facendo riferimento alla recensione della Nāgari Prachārin Sabhā di Benares, commentata e introdotta da Shyam Sundar Das. Tale traduzione è stata pubblicata nel 1971 dalla Utet di Torino nel volume Mistici indiani medievali fulham football shirt.

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Liste der Naturdenkmale in Salach

Die Liste der Naturdenkmale in Salach nennt die verordneten Naturdenkmale (ND) der im baden-württembergischen Landkreis Göppingen liegenden Gemeinde Salach. In Salach gibt es insgesamt sechs als Naturdenkmal geschützte Objekte, davon drei flächenhafte Naturdenkmale (FND) und drei Einzelgebilde-Naturdenkmale (END) fulham football shirt.

Stand: 1 running belt gel holder. November 2016.

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Cristiano VIII di Danimarca

Cristiano VIII di Danimarca (Copenaghen, 18 settembre 1786 – Copenaghen, 20 gennaio 1848) fu re di Danimarca dal 1839 al 1848 e re di Norvegia nel 1814 dopo essere stato eletto sovrano dal Parlamento Norvegese.

Figlio maggiore di Federico Principe ereditario di Danimarca e Norvegia e di Sofia Federica di Meclemburgo-Schwerin, nacque nel Palazzo di Christiansborg a Copenaghen.

Suo avo da parte paterna era Federico V di Danimarca. Ereditò il talento e le doti di sua madre e il suo aspetto avvenente fu celebrato in tutta Copenaghen. Ebbe uno sfortunato matrimonio con sua cugina Carlotta Federica di Meclemburgo-Schwerin, dalla quale divorziò nel 1810. Carlotta era figlia di Federico Francesco I Granduca di Meclemburgo-Schwerin e diede a Cristiano VIII il suo unico erede al trono di Danimarca, Federico VII di Danimarca.

Nel maggio del 1813, essendo il presunto erede di Danimarca-Norvegia, venne inviato come stattholder (la carica rappresentativa della corona danese nei domini d’oltremare) in Norvegia, per promuovere la fedeltà norvegese alla corona danese, che era stata scossa dall’adesione di Federico VI di Danimarca alle campagne di Napoleone Bonaparte girl soccer goalie.

Il principe Cristiano Federico si impegnò personalmente per rinsaldare i legami tra Norvegia e Danimarca opponendosi alla fazione norvegese favorevole all’unione dinastica della Norvegia con la Svezia. Nel fare ciò si mise a capo dei moti indipendentisti norvegesi scoppiati come conseguenza del Trattato di Kiel del 14 gennaio 1814, con il quale la Norvegia veniva ceduta alla corona svedese. Egli venne eletto re di Norvegia dal neocostituito Parlamento Norvegese il 10 aprile 1814.

Il passo successivo di Cristiano Federico fu di attirare l’interesse delle grandi potenze europee alla causa norvegese ma non ebbe successo. Venne invece costretto a fare ritorno in Danimarca e a rinunciare a ogni pretesa sul trono svedese dalle potenze fautrici dell’unione tra Norvegia e Svezia così come prevista dal trattato di Kiel.

Al suo ritorno in Danimarca, il principe Cristiano Federico divenne inviso a tutte le corti reazionarie europee, inclusa quella danese. Egli visse in completo ritiro insieme alla sua seconda moglie, Carolina Amalia di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg (figlia di Luisa Augusta di Danimarca, sorella di Federico VI di Danimarca, e di Federico Cristiano II di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg), a capo di un gruppo di intellettuali e scienziati progressisti danesi a Copnehaghen, patrocinando tra l’altro l’operato dello scultore danese Bertel Thorvaldsen.

Egli restò in questo isolamento volontario fino al 1831 quando l’ormai vecchio re Federico gli permise di partecipare al consiglio reale di Stato. Il 13 dicembre 1839, dopo la morte del sovrano venne incoronato con il nome di Cristiano VIII di Danimarca. Le fazioni liberali nutrirono molte speranze sulle sue visioni progressiste ma vennero subito delusi quando come sua prima iniziativa da sovrano rigettò ogni istanza di riforma del regno.

Seguendo la tradizione della corona danese anch’egli fu patrocinatore delle scienze astronomiche, promettendo una medaglia d’oro a chiunque scoprisse nuove comete e finanziando lo scienziato Heinrich Christian Schumacher e la sua pubblicazione del periodico scientifico Astronomische Nachrichten gym fanny pack.

Sempre seguendo la tradizione dei sovrani danesi socks for cheap, Cristiano VIII fu membro della Massoneria.

Poiché fu chiaro che suo figlio fulham football shirt, il principe Federico VII non era in grado di avere figli e quindi di dare un erede al trono danese, Cristiano Federico si adoperò per trovare un nuovo erede nella persona del futuro Cristiano IX di Danimarca con una speciale legge da lui stesso emanata nel 1853 dopo una serie di incontri tenutisi a Londra.

Morì nel 1848 e venne sepolto nella Cattedrale di Roskilde.

Cristiano VIII di Danimarca si sposò con Carlotta Federica di Meclemburgo-Schwerin, dalla quale si separò poi nel 1810 avendo un solo figlio:

Dopo il divorzio dalla prima moglie si risposò con Carolina Amalia di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg dalla quale però non ebbe figli.

Ebbe inoltre diversi figli illegittimi dalle sue amanti. Con Maren Engebretsdatter (maritata Blixrud):

Con Johanna Maria Christensdatter Brandvold (maritata Eide), ebbe:

Con Sophie Frederikke, nata Tronier (12 agosto 1785, Copenaghen – 5 ottobre 1845, Kongens Lyngby, sposata dal 1812 con Adam Gottlob Severin), ebbe:

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